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Sant'Eufemia dall'Australia
all’Aspromonte
Da "Il
Quotidiano" di venerdì 16 febbraio 2007
(ANGELA
GARIBALDI)
Dopo circa venti giorni,
la delegazione di cittadini eufemiesi, partiti il 24 gennaio, con a capo
il sindaco Giovanni Fedele, l'assessore Giuseppe Nigido ed il
parroco don Elia Longo, è rientrata dal viaggio fatto ad Adelaide, in
Australia, dove fra prima, seconda e terza generazione vivono ben
cinquemila eufemiesi.
Gli eufemiesi d'Australia sono talmente attaccati alla loro terra natia
che ogni anno festeggiano la Patrona Sant'Eufemia, ricorrenza che cade
l'ultima domenica di gennaio, motivo che ha spinto il sindaco Fedele a
partire e presenziare ai festeggiamenti. "L'aspetto che mi ha colpito
maggiormente è stata l'accoglienza - racconta il primo cittadino -
All'arrivo ad Adelaide si sono fatti trovare tantissime persone con a capo
il presidente del comitato festeggiamenti, Vincenzo Condina".
Gli emigrati nella lontana terra, ma vicina con il cuore, si sono stretti
attorno ed hanno voluto abbracciare la delegazione eufemiese giunta in
Australia per far comprendere con la sua presenza che il paese non ha
dimenticato i figli che negli anni '4O e '50, per ragioni di
sopravvivenza, con la classica valigia di cartone si erano trasferiti in
questo grande continente in cerca di fortuna. Dopo l'incontro con i
compaesani, il 28 gennaio si sono svolti i festeggiamenti in onore di
Sant'Eufemia.
"La processione per le vie di Adelaide, curatissima e con un servizio
d'ordine da parte della municipalità, impeccabile - prosegue il sindaco -
è durata un'ora e mezza. E' seguita la Santa Messa all'aperto concelebrata
dal sacerdote don Vaccaro di Adelaide e da don Elia Longo, quindi, i
saluti delle autorità ai numerosissimi intervenuti. I festeggiamenti si
sono conclusi con la classica "entrata” della Santa attraverso i fuochi
d'artificio, seguita da scroscianti applausi". Dopo la grande festa ad
Adelaide, la delegazione ha fatto visita a Melbourne e successivamente a
Sydney ed anche qui ha ricevuto una calorosa accoglienza dai compaesani
emigrati. "Ringraziamo tutti gli Eufemiesi e Calabresi - sottolinea Fedele
- per l'ospitalità riservata in questi intensi giorni di incontri, visite
e cerimonie".
"Lo spirito dei nostri emigrati è un punto fermo che giornalmente insegna
a tutti come bisognerebbe vivere, amarsi e rispettarsi, al di fuori e
all'interno dei luoghi che ci hanno dato i natali".
"Questi viaggi - conclude - sono uno strumento di vita, di gioia e di
contenuti altamente sentimentali a dimostrazione che i nostri conterranei
non ci hanno dimenticato e non sono stati dimenticati e che continuano ad
essere presenti, nei nostri cuori e nei nostri pensieri, nonostante la
lontananza".
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