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Personaggi Illustri

 

Una rassegna sintetica rischia sempre di configurarsi come un elenco incompleto, ma è pure giusto fare i nomi di personaggi che hanno dato lustro al paese di Sant’Eufemia d’Aspromonte. Per l’attività politica amministrativa è bene ricordare Antonino Lupini e Michele Fimmanò. Per quanto concerne le arti e la letteratura è doveroso annoverare : i pittori Paolino Visalli, Rocco Visalli e Carmelo Tripodi; gli scrittori o letterati Vittorio Visalli, Francescantonio Cutri, Antonio Melardi, Bruno Gioffrè, Domenico Cutri, Luigi Colella, Cosma Crea , Vincenzo Fedele, Luigi Forgione, Domenico Occhiuto, Vincenzo Tripodi,Francesco Tropeano,  Nino Zucco. 

 

Alcune monografie


1. Tripodi
Carmelo

(Sant’Eufemia d’Aspromonte 28.04.1874 – Sant’Eufemia d’Aspromonte 31.03.1950) 

Figlio di Giuseppe Tripodi e di Teresa Filardi, ancora giovanissimo frequenta la “bottega” di Versace, pittore del luogo, dove apprende il disegno e la pittura. Si iscrive, nel 1895, all’Accademia di Belle Arti di Messina, dove esegue una serie di pastelli sotto l’influenza di Francesco Paolo Michetti e di Domenico Morelli. Uscito dall’Accademia, Carmelo Tripodi apre un suo studio di pittura a Sant’Eufemia d’Aspromonte. Il suo impegno versatile trova espressioni artistiche, oltre che nella pittura,  nell’architettura, nella scultura e nella fotografia in un ambiente sociale povero e pur caratterizzato da grandi impulsi civili e religiosi.

Di lui ci sono dipinti ad olio, tempere, statue, disegni, creazioni di altari, fotografie e ritratti di un realismo vibrante di vitalità. Nel 1906 alla Esposizione Campionaria Internazionale di Palermo consegue una grande vittoria con il dipinto “Galileo Galilei” e il pastello “Sant’Antonio Abate”, opere dove classicismo e modernità si contemperano felicemente. Ottiene vari premi, tra cui nel 1907 il Premio Concorso Internazionale “Gran Coppa d’Italia”. Nel 1912/1913 viene eletto membro della Giuria D’Onore alla Esposizione Internazionale di Parigi. Tante sono le opere: nella chiesa di Acquaro di Cosoleto “Il battesimo di Gesù”, “Abramo sacrifica Isacco”, “Giuditta e Oloferne” (1910); “Monaco in meditazione” (1912); nella chiesa della Pietà di Gioiosa Ionica “Le pie donne” e “Gesù portato al sepolcro” (1922); nel Comune di San Procopio un dipinto con San Rocco (1926); a Sant’Eufemia d’Aspromonte la “Testa del Cristo” (1930), “Cristo alla Colonna” e “Cristo Morto” (1936); il “Cristo che cammina sull’acqua” (1932); a Palmi per la Chiesa del Soccorso dipinse una “Via Crucis” in 14 pannelli (1937); si conservano diverse fotografie che ritraggono le macerie causate dal terremoto del 1908 e ritratti, che si trovano nelle collezioni private dei figli. Per esigenze strettamente esistenziali C. Tripodi (a capo di una famiglia numerosa con ben otto figli) vive spesso di “commissioni” di fotografie e ritratti di gente abbruttita dal sole e dalla miseria, ma in genere la sua poetica è intrisa di verismo fenomenologico con sovrapposti i caratteri di un umanesimo integrale di matrice rinascimentale. 

 

2. Tripodi Vincenzo

(Sant’Eufemia d’Aspromonte 21.10.1861 – Sant’Eufemia d’Aspromonte 14.01.1949) 

Figlio di Pasquale e di Concetta Monterosso, fin dalla prima fanciullezza ebbe gran desiderio d’apprendere e dai suoi genitori fu affidato alla cura di precettori locali. Appena adolescente entrò nel seminario vescovile di Mileto, dove portò a compimento il corso ginnasiale e quello liceale e proseguì negli studi ecclesiastici frequentando il corso teologico e ricevendo gli ordini minori. Conseguì, poi, da autodidatta il diploma di Scuola normale (abilitazione all’insegnamento elementare) e presso l’Istituto Superiore di Magistero di Napoli la laurea in materie letterarie. Dopo aver insegnato per un breve periodo nelle Scuole secondarie di Reggio Calabria, per esigenze famigliari rientrò a Sant’Eufemia d’Aspromonte, dove si dedicò all’insegnamento privato. Nel 1886 l’Amministrazione Comunale di Sant’Eufemia d’Asp.te, visti i suoi titoli di studio e in considerazione della sua grande professionalità, gli conferì l’incarico dell’insegnamento nelle scuole elementari iscrivendolo nel ruolo relativo passato poi, ope legis, nella competenza del Ministero della Pubblica Istruzione. Il 25.04.1897 sposò Maria Eufemia Occhiuto, da cui ebbe quattro figli. Ricoprì diverse volte l’incarico di consigliere comunale a Sant’Eufemia d’Aspromonte, fu Giudice Conciliatore per molti anni, fece perte di varie Giurie popolari, fu membro di numerose Commissioni a livello comunale e provinciale.

V. Tripodi fu un poligrafo: si interessò di grammatica e di didattica della lingua, di aritmetica e geometria, di scienze naturali con appunti e manoscritti che rimasero inediti, come pure inedite rimasero le sue traduzioni dal francese e dallo spagnolo. Unica opera edita è la “Breve monografia su Sant’Eufemia d’Aspromonte”, dove si ipotizza l’origine dorica dei primi abitatori del villaggio che assunse il nome di Santa Eufemia dal “Monastero dello stesso nome… sorto nel principio del Medio Evo… probabilmente tra la fine del V e il principio del VI secolo dell’era volgare”¹. Il Tripodi ripercorre la storia del paese attraverso i secoli, con rapide sintesi, richiamando alla memoria tutto quello che è degno di ricordo. L’opera è frutto dell’amore per il luogo natio e della passione del Tripodi per la ricerca storica di notizie inedite che avvalora con acume storico-filologico e solida consapevolezza critica. 

1) Cfr. p. 18 della seconda edizione dell’opera. 

 

3. Visalli Vittorio

( Sant’Eufemia d’Aspromonte 15.10.1859 - Reggio Calabria 27.06.1931) 

Figlio di Ottaviano e Maddalena Imperato, ha come primi maestri nel paese natale don Vincenzo Pietropaolo, mons. Rocco Cutrì e il prof. Francesco Cutrì. Consegue l’abilitazione magistrale presso la scuola normale di Reggio Calabria, dove inizia la sua attività d’insegnamento nella frazione Armo di Gallina. In seguito presso l’Università di Napoli consegue l’abilitazione all’insegnamento di italiano, storia e geografia nelle scuole normali. Dopo un breve periodo d’insegnamento presso l’istituto Lanza di Reggio Calabria è nominato titolare a Nuoro. Viene, quindi, trasferito a Messina, dove insegna presso la Scuola Normale  maschile dal 1892 al 1908. Il terremoto del 1908 è causa di tragedia e di dolore per lui: muoiono la moglie e l’unica figlia sepolte dalle rovine della loro casa. All’inizio del 1909 viene trasferito a Catanzaro e nominato direttore della locale Scuola Normale. Nell’ottobre del 1914 assume la direzione della Regia Scuola Normale di Tivoli. Dopo la riforma Gentile del 1923 insegna presso l’Istituto Magistrale di Lodi. Collocato in pensione, si trasferisce definitivamente a Reggio Calabria (01-10-1926). Durante il periodo messinese fonda con Mario Mandatari e Raffaele Sammarco l’Associazione “Pro Calabria” e in collaborazione con altri amici costituisce una Società Calabrese di storia Patria. Compone, intanto, testi di geografia per le scuole medie inferiori e superiori, che vengono adottati in numerose scuole italiane. In collaborazione con altri compone testi di storia per le scuole medie inferiori. Si interessa a che venga costruito un Sanatorio per i tubercolosi nella pineta d’Aspromonte che valga come mausoleo a Giuseppe Garibaldi nel primo centenario della nascita (1907). La produzione migliore di Visalli è incentrata sulla storia calabrese del Risorgimento italiano. Le opere più importanti sono: “I calabresi nel Risorgimento italiano”,”Lotte e martirio del popolo calabrese”. Sono tanti i “calabresi illustri” che lottarono in nome della libertà: Antonio Fera di Radicena, Antonio Morfea di Galatro, i fratelli Plutino di Reggio Calabria, Domenico e Stefano Romeo di Santo Stefano d’Aspromonte, i Caruso di Palmi, Ferdinando De Angelis Grimaldi di sant’Eufemia d’Aspromonte ed altri per citare cui i nomi ci vorrebbe molto spazio. “I calabresi nel Risorgimento” è la storia documentata delle rivoluzioni calabresi dal 1799 al 1862: inizia con il regno di Federico II,  e con il programma liberale dei calabresi, e si conclude con  la spedizione di Garibaldi in Aspromonte. In “lotte e martirio del popolo calabrese 1847” V. Visalli come in un “riuscito romanzo”, ma con “la meticolosità e lo scrupolo dello storiografo più attento”, fa una rassegna dei movimenti liberali e delle persone che lottarono e morirono per la libertà. V. Visalli tratta i fatti e gli eventi storici con linearità e chiarezza espositiva, ma soprattutto con viva partecipazione emotiva che non snatura la realtà, bensì la  rende palpitante di umanità nel modo come ogni individuo agisce animato da ideali rivoluzionari o si appiattisce nella comoda difesa dello statu quo conservatore. 

 

4. Gioffrè Bruno

(Sant’Eufemia d’Aspromonte 10.08.1865 - Sant’Eufemia d’Aspromonte 19.05.1931) 

Figlio di Giuseppe e di Giuditta Pentimalli, eredita dal padre contadino, sani principi etici. Frequenta le scuole che ci sono nel paese natale, ma è essenzialmente un autodidatta. Dante, Tetrarca, Tasso e soprattutto Alfieri sono i poeti che egli legge con entusiasmo. Influenzato da Alfieri, a soli 14 anni abbozza qualche tragedia di argomento biblico. Su suggerimento del sac. Giovanni Capoferro nel 1880 la famiglia decide di mandarlo al seminario di Oppido, dove rimane solo due anni, perché nell’agosto del 1882 viene espulso per il semplice fatto di aver composto un inno a Garibaldi. Conseguita la maturità classica, si iscrive alla facoltà di medicina a Napoli, dove segue le lezioni magistrali del prof. Capozzi. Si laurea nel 1891 e dopo aver ottemperato agli obblighi militari ritorna a Sant’Eufemia d’Aspromonte, dove, nominato medico condotto, trascorrerà il resto della sua vita  svolgendo con lodevole abnegazione  la sua professione di medico al servizio della povera gente e  abbandonandosi con trasporto, nei ritagli di tempo libero, al richiamo delle Muse. Scrisse “Quarant’anni in condotta”, una specie di diario ideale, e pur grondante di umanità nell’umiltà  dell’approccio ai malati e ai loro problemi, che testimonia le valenze di una professione intesa come apostolato all’insegna dell’amore per il prossimo e senza fini di lucro. La produzione poetica di Bruno Gioffrè è raccolta nel volume “ I canti dell’Aspromonte”, curato dal figlio avv. Luigi Gioffrè nel cinquantesimo anniversario della morte del padre. Il volume comprende “Trilogia cosmica” del 1922 e “Dalla pineta”. Vari sono i motivi ispiratori: dalla mitologia alla pace, dalla sofferenza alle gioie dell’infanzia, dall’eroismo all’angoscia esistenziale. Il poeta Bruno Gioffrè ha sempre l’animo rivolto verso la meta ideale di un miglioramento delle condizioni dell’umanità e in questa visione il sentimento si esprime con bagliori luminosi di speranza nella configurazione di un avvenire di pace e d’amore in un mondo senza barriere o catene che imbroglino la multiforme attività umana.
 

5. Zucco Nino

(Sant’Eufemia d’Aspromonte 08.09.1910 – Roma 05.02.1987)

 Figlio di Antonio e di Cinzia Massera, ancora giovanissimo si trasferisce a Roma, dove inizia gli studi classici. Nella Capitale frequenta lo studio dello scultore e filosofo Michele Guerrisi, conosce F. Cilea, C. Alvaro, L. Repaci e stringe rapporti di amicizia con diverse personalità del mondo dell’arte e della cultura. Si fa strada partecipando a mostre nazionali e internazionali nel campo delle arti figurative e ottiene premi e riconoscimenti di prestigio e di valore. Per la sua chiara fama viene chiamato all’insegnamento nella cattedra di scultura all’Accademia delle Belle Arti e del Liceo Artistico di Reggio Calabria. Zucco è un uomo di varia cultura, riconosciuto come tale a livello di pubbliche relazioni tanto da meritare il premio alla cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Alterna l’attività di pittore con quella di scrittore e giornalista. Sono state pubblicate le seguenti opere: “Fuoco a Diambra”(1956), “Racconti di Mistra”(1971), “Incontri”(1978), “Michele Guerrisi”(1980), “Francesco Cilea”(1981), “Il muraglio”(1983). In “Fuoco a Diambra” macchiette e figure, che sul piano sociale rispecchiano usi e costumi di Sant’Eufemia d’Aspromonte con aspetti e atteggiamenti di qualche decennio fa, sono improntate alla vita che si svolge intorno alla fonte “Diambra” , rinomata per l’acqua limpida e salutare. I “Racconti di Mistra” propongono la realtà umana meridionale contemplata più che per le valenze esteriori degli atteggiamenti, per l’interiorità dei sentimenti pur attraverso secolari sedimentazioni di abbandono e povertà. Nella premessa a “Incontri” N. Zucco scrisse: “Non sono tutti…i miei incontri…con personalità del mondo dell’arte e della cultura…sono come fotogrammi e me li porto…incisi nella memoria”. Lo stile narrativo di Zucco è piano e scorrevole sia che parli della vita di F. Cilea  che dei contadini di Sant’Eufemia d’Aspromonte. L’espressione è in sintonia con l’ambiente e la realtà psicologica dei personaggi, che vengono per così dire dipinti con un verismo a volte esasperato, ma sempre velato da un bonario e disincantato umorismo.

 

6. Occhiuto Domenico

(Sant’Eufemia d’Aspromonte 24.06.1894 – Reggio Calabria 24.11.1969) 

Figlio di Fortunato e di Laudi Carmela, trascorre l’infanzia e la giovinezza scorazzando per i prati e nutrendo il suo sogno di poeta. Aveva una sorella che morì giovanissima in manicomio e che egli fece cremare per conservarne pietosamente le ceneri. Ebbe pure un fratello con il quale non andò mai d’accordo. Volle stare sempre solo. Aveva come compagne la poesia e la fame. Infatti viveva di elemosine, nel senso che di tanto in tanto le persone più abbienti del paese lo invitavano a pranzo o per pietà o per la curiosità di conoscere meglio questo tipo estroso. Per anni abitò in una baracca e per sbarcare il lunario faceva il copista di atti vari o dei conti consuntivi dell’ECA sotto la gestione dell’Amministrazione Fimmanò. Nei momenti di più cupa disperazione solo la poesia riscattava il suo dolore fisico e la sofferenza spirituale per l’incomprensione della gente. Nel 1940 fu assunto come impiegato al Municipio di Sant’Eufemia d’Aspromonte e vi rimase fin quando andò in pensione. Visse gli ultimi anni con il pensiero rivolto al suo poema dal titolo “Per un granello di sabbia”, rimasto incompiuto e inedito. Pubblicò a sue spese un volume di liriche in 500 esemplari che gli amici ebbero cura di vendere per esprimere il loro senso di solidarietà ad un uomo che ormai era in preda a continui stati di ansia e di fobia e che non voleva restare solo e cercava sempre qualcuno che gli tenesse compagnia, egli che era vissuto da solo per tutta la vita.

Il volume di liriche, pubblicate con lo pseudonimo Mimi Occhilaudi, è un’antologia dei suoi migliori momenti poetici. In paese era noto come “u poeta” per antonomasia.

Occhiuto amava la vita e contemplava la bellezza della natura con rapimento estatico; era un uomo affabile pur nella sua scontrosità dovuta all’atteggiamento ostile della gente, che a volte lo scherniva. La solitudine e l’angoscia esistenziale lo rendono consapevole del suo stato doloroso ed egli si rifugia nella poesia che gli darà la gloria, ma afferma in maniera disincantata e disarmante:

 

“Grida l’anima mia e il grido altissimo

Forse sovrasterà l’onda del tempo.

Pur non riscatta un briciolo di pena.” (p. 40) 

 

7. Visalli Rocco

(Sant’Eufemia d’Aspromonte 20.02.1822 – Sant’Eufemia d’Aspromonte 26.12.1845) 

Figlio di Vitaliano (nonno dello storico Vittorio Visalli), imparò i rudimenti dell’arte pittorica presso una certa signora Teresa Versace, che lo seguì per tre anni, quindi seguì un corso regolare di pittura a Messina, presso la scuola di Michele Panebianco. Nel 1842 andò a studiare a Napoli nella scuola del Cammarano e nel 1844 si trasferì a Roma, dove frequentò il pensionato del maestro Filippo Marsigli, un geniale artista che si accorse subito delle grandi capacità del giovane e gli offrì ospitalità in casa sua. Il lavoro compiuto da Rocco Visalli a Roma dal settembre 1844 all’aprile 1845, sotto la guida del Marsigli, è qualcosa di fenomenale; ricordiamo il suo capolavoro: La Madonna del Giglio o del Donatore, copia su tela dell’opera di Leonardo Da Vinci, con fondo a mosaico d’oro, della dimensione dell’originale, fedelissima e di delicata fattura, esposta a Napoli nel 1845, fu premiata con la medaglia d’argento al merito distinto. Proprio mentre lavorava a questa riproduzione il giovane artista si ammalò, per assorbimento dei veleni dei colori, e il 26 dicembre dello stesso anno morì tra le braccia del padre a Sant’Eufemia d’Aspromonte. Molti sono i lavori che Rocco Visalli portò a compimento durante la sua giovane vita. A Sant’Eufemia d’Aspromonte rimangono nella chiesa di Maria SS delle Grazie, alla quale sono state donate, due tele: Santa Filomena e San Francesco.