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Usi e Costumi
Il comportamento, il pensiero, l’agire di un popolo e, su scala più ridotta, di un paese, sono profondamente legati alla storia, agli avvenimenti quotidiani, alle attività economiche, alla religione che , nell’insieme, nel tempo, si coagulano in un modo comportamentale e culturale che li contraddistingue. Gli aspetti antropologici e culturali tipici del paese sono fortemente legati alla civiltà contadina. Negli ultimi cinquant’anni tale civiltà ha subito e, continua a subire, cambiamenti radicali, ma le vecchie tradizioni o la mentalità continuano ad esistere spesso in modo inconsapevole nella cultura complessiva. Sono ormai scomparsi i vecchi “ mastri,” carbonai, d’ascia , custureri (sarti), scarpari (calzolai), i fabbri e i lavoratori al tornio. Spesso tali attività alimentavano i soprannomi con cui, ancora oggi, sono conosciute molte persone. Il lavoro della donna era pesante ; oltre alla casa doveva badare ai lavori dei campi, raccogliere ulive, fare legna, tessere o, addirittura, le più povere, per i bisogni della famiglia, preparare, da alcune piante, ruvida biancheria che poi lavavano e stendevano nei torrenti. Il vestiario era semplice e consisteva per le donne in un indumento superiore ( Jippuni) e in una gonna molto ampia ( saia); gli uomini usavano un corpetto e pantaloni stretti al ginocchio, ai piedi quasi tutti portavano i mitti ( calzari) allacciati con stringhe di cuoio. Altri capi di vestiario erano pantaloni di orbace o di fustagno. Le scarpe erano poco usate sia dagli uomini sia dalle donne. Vi erano poi usanze che accompagnavano i vari momenti della vita che riguardavano il primo amore, il fidanzamento, il matrimonio, il parto, il battesimo che spesso avevano lo scopo di propiziarsi la benevolenza delle forze soprannaturali. Per quanto riguarda il primo amore le ragazze usavano mettere sotto il guanciale un pettine, una chiave, un paio di forbici, denaro o strofinarsi le mani con alcune erbe. Altri mezzi per trovare marito erano, invocare la luna, preparare filtri, bere l’acqua di alcune fonti. I ragazzi, oltre alle serenate, usavano mettere un ramo fiorito ( maio) davanti alla porta della ragazza. Il giovane, spesso, per avere in moglie una ragazza, “mandava” cioè la richiedeva tramite un conoscente. A Pasqua la ragazza regalava una “cuddhura” ( ciambella), mentre il fidanzato regalava l’agnello pasquale. Spesso il fidanzamento si rompeva ed era difficile per la ragazza trovare un nuovo fidanzato. Per quanto riguarda il matrimonio queste sono le più significative usanze: non ci si sposa di martedì o venerdi, né a maggio e a novembre; il tempo , buono o cattivo, influisce sulla buona riuscita: il vento porta litigi. Prima del matrimonio si usava mettere tra le lenzuola, come augurio di prosperità, chicchi di grano. All’abito della sposa le ragazze apprendiste davano almeno un punto ciascuna come augurio per se stesse. E’ cattivo augurio se all’ uscita della chiesa si incontra un medico, un giudice, un prete, un cieco e se ciò avviene bisogna fare lo scongiuro. Gli spari oltre a significare gioia, servono ad allontanare gli spiriti maligni. Il pranzo ha significato anche d’ingresso nella comunità. Il lume la sera era spento da altri per evitare che uno dei due sposi muoia prima dell’altro. Gli sposi in genere restavano in casa per una settimana e uscivano la domenica per andare a messa. Collegate al parto sono le usanze di fare pellegrinaggi, di indossare indumenti maschili per allontanare le forze malefiche. La placenta avvolta al bimbo ( nesciu ca cammisa) è simbolo di fortuna; se il padre mangia il collo di un pollo, cotto per l’occasione, il bambino crescerà ben formato. Quando si tagliano le unghie per la prima volta si mettono soldi in mano al bimbo. Per evitare il malocchio, si mettevano in un sacchetto appeso al collo del bimbo sale, foglie di ulivo e palma benedetta. Al minimo dolore si pensava che il bambino era“ docchiatu” e che si doveva “passari”, mettendo in un piatto, che si faceva girare sulla testa, gocce di olio nell’acqua, pronunciando alcune formule. Nel battesimo poi la donna che lava la cuffietta del neonato ( a coppula) diviene “cummari da coppula” e l’acqua deve essere gettata evitando che qualcuno la calpesti. Se durante il battesimo qualche persona parla , sarà punita con una disgrazia; se il padrino non dice bene il credo il bimbo sarà balbuziente. Altre usanze comuni con altri paesi e spesso diffuse in aree culturali molto ampie sono collegate ai cicli delle attività agricole ed hanno, come fine, quello di propiziare le forze benefiche ed allontanare le malefiche. Tali comportamenti resistono ormai solo nella mentalità di alcune persone anziane e molti oggetti tipici legati alla cultura contadina che ricordano la vita degli anni passati adesso possono essere visitati al museo della civiltà contadina da poco inaugurato. Altro aspetto tipico della cultura popolare sono le manifestazioni di devozione verso alcuni santi. I più venerati, ora , in paese sono l’Immacolata Concezione, SS. Cosimo e Damiano, Santa Eufemia V.M., la Madonna del Carmine. Della prima festa è molto seguita la novena che si celebra al mattino alle cinque ( una volta alle quattro). Della seconda i più anziani ricordano le sfilate per il paese dei “ ciarameddhari”, dei tamburinari e “u trasparenti” quadro raffigurante i due Santi con la Madonna delle Grazie illuminato da un faro con un effetto di trasparenza. La sera poi era allietata da giochi popolari. Viene ancora oggi ricordata la Varia, o carro trionfale che si costruiva per questa festa celebrata la prima domenica di agosto. La Varia fu costruita fino agli anni trenta. La festa patronale di Sant’Eufemia V.M. che si svolge al Petto è aperta la sera del sei settembre da “ u luminaru” ( fasci di rami che si bruciano). È nota in tutti i paesi vicini la spettacolare “ entrata” in cui i portatori, la sera della festa, per ricordare il sacrificio della Santa, bruciata viva, fanno passare il gruppo scultoreo in legno della Santa in una galleria di fuoco al magnesio; fatto che suscita stupore e grande ammirazione tra i presenti. Molto sentita anche la festa , nel rione Pezzagrande, della Madonna del Carmine , venerata nella chiesa di Sant’Ambrogio, che si celebra verso la metà di luglio. Degna di ammirazione è la processione dei Misteri che si svolge il sabato Santo. La rievocazione della Passione è resa più viva e intensa dalla scenografia creata dagli antichi costumi dei soldati romani, dei sacerdoti ebrei e di altri personaggi. Da qualche tempo durante il periodo estivo varie sono le manifestazioni dell’ estate eufemiese di carattere ricreativo, ma anche culturale promosse dall’amministrazione comunale e dalle tre associazioni Sant’Ambrogio, Pro Loco, Terzo Millennio. La prima , che opera dal lontano 1975, cura manifestazioni come “ Il Festival della moda”, “ Giovani stilisti alla ribalta”, il concorso di bellezza “Miss Nefertiti” , il “Festival dei bambini”, e la “Sagra delle crespelle e delle pannocchie”; la seconda cura la manifestazione “ La sagra della patata” e “Il Premio Ginestra”, il Terzo Millennio “La Festa dell’autunno” e altre manifestazioni tra cui teatro in vernacolo.
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